Pietratagliata: una manifestazione riuscita

Pietratagliata: una manifestazione riuscita

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“Un ragazzo si avvicina al fiume, in una calda giornata d’estate ma non ode più il suono ritmico dell’acqua che schiva o rimbalza sulle pietre arrotondate”.

Si è svolta domenica 5 luglio la manifestazione promossa dalle associazioni e comitati per la tutela del Fella affinchè il fiume possa continuare a scorrere libero nell’omonima valle. Manifestazione riuscita con più di 70 persone. Sono intervenuti molti in rappresentanza di associazioni e comitati: Dario ed Elisa di Free Rivers, il vicesindaco di Resia, Ira del Comitato PAS, Luca del comitato del Comitato per la tutela delle acque del bacino montano del Tagliamento, Marco del CEVI, i Consiglieri regionali Boschetti, Mazzolini e Moretuzzo e altri ancora.

Marco e Sandro di Legambiente hanno ripercorso le vicende storiche accadute sul Fella in ordine ai progetti di derivazione e riportato in sintesi queste considerazioni e proposte:

  1. Gli ultimi corsi d’acqua montani ancora liberi vanno salvaguardati. La riduzione della nevosità, l’aumento delle temperature e dell’evapotraspirazione, la riduzione delle precipitazioni estive, unitamente alla sottrazione d’acqua negli alvei, non possono che determinare un progressivo degrado del loro stato ecologico.
  2. Stiamo marciando in direzione contraria al raggiungimento degli obiettivi di qualità definiti dalla direttiva acque? Sì, in alcuni casi. Il Fella, ad esempio, ha uno stato ecologico appena sufficiente. Cambiamento climatico e sottrazione d’acqua, magari con centraline a cascata, allontanano l’obiettivo di qualità “buono” posto al 2027. L’acqua è sì energia, ma è anche vita plurale e servizi ecosistemici. Costruzione di paesaggi e di culture, un tempo, coevolutive.
  3. Siamo contro le rinnovabili? Evidentemente no. Ma in Regione abbiamo una condizione di conclamato sovrasfruttamento della risorsa “acqua in movimento”. Lo sappiamo! Miglioramenti si possono attuare solo con l’efficienza degli impianti esistenti o intervenendo su condotte artificiali e delimitando gli spazi di intervento residuo secondo determinati criteri (es. mantenimento del valore ambientale) e priorità (es. massimizzando i benefici per le comunità). Bisogna affrontare la crisi climatica con l’efficienza, il risparmio, l’innovazione tecnologica, tanto solare, sostenibilità nel governo delle risorse, nei processi produttivi e negli stili di vita.
  4. La centralina in costruzione, dal nostro punto di vista, non ha le autorizzazioni necessarie per operare. L’iter è stato avviato 8 anni fa. L’impresa ha fatto tutto da sola, lasciando scadere le autorizzazioni in essere: la pubblica utilità e l’autorizzazione unica. Ha ecceduto in arroganza immaginando la costruzione della cabina di trasformazione primaria sul terreno del Consorzio Vicinale di San Leopoldo, che, ricorrendo al TAR contro l’esproprio, ha acceso i riflettori sul caso. L’azienda continua ad operare, sono in corso indagini e verifiche amministrative.
  5. Allargando lo sguardo, cosa chiediamo alla regione:
    a) bloccare il cantiere, come accennato sopra, in attesa degli esiti delle verifiche in corso. Nell’interesse di tutti. Più i generale
    b) fare il punto delle concessioni in essere e una moratoria di ulteriori concessioni fino alla definizione di nuove regole, linee di pianificazione strategica (es. dove non si può intervenire, perché contrasta con gli obiettivi di qualità) e di riassetto organizzativo del servizio interno
    c) con riferimento a quest’ultimo, costituire un nucleo tecnico operativo per il rilievo dei dati sulle portate, valutazione dei progetti e controllo del DMV o DE. Attualmente le competenze sono in capo ad ARPA e a diversi Uffici regionali. Un sistema dal punto di vista dell’efficacia risulta essere dissipativo
    d) verificare la conformità della derivazione alle Linee guida per le valutazioni ambientali ex ante delle derivazioni idriche, approvate con D.D. n. 29/STA del 13.02.2017, in particolare alle tabelle 11 e 13 dell’allegato 1 del medesimo D.D. ed alle Linee guida per l’aggiornamento dei metodi di determinazione del deflusso minimo vitale, approvate con il D.D. n. 30/STA del 13.02.2017
  6. Lo sviluppo sostenibile e la creazione di lavoro, il green deal per le aree interne che desideriamo non può avvenire a spese della contrazione e degrado delle risorse naturali (che poi sarebbe un ossimoro). Questo modello di sviluppo lo abbiamo già visto. Vanno aiutati i comuni che preservano le risorse, come valore in se, i servizi ecosistemici a godimento di tutti, la cura dell’ambiente e della comunità.
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