Tagliamento: parlano gli esperti

Tagliamento: parlano gli esperti

Gli esiti dei due webinar realizzati per sviluppare il manifesto di Legambiente FVG

Venerdì 4 e 11 dicembre, Legambiente FVG APS ha organizzato due webinar trasmessi in diretta facebook allo scopo di raccontare e interessare riguardo al progetto che sta sviluppando sul fiume Tagliamento. “Acqua&Vita. Acqua bene comune” è il nome del progetto voluto e sostenuto dai soci di COOP Alleanza 3.0, con la collaborazione di FIAB.

Nell’ambito del progetto è stato sviluppato un manifesto associativo, che si incardina su tre punti principali: riqualificazione fluviale, sicurezza delle persone, promozione della cultura scientifica e di comunità. Il manifesto è stato anche magnificamente esposto in un video che racconta gli avvenimenti che si sono succeduti intorno al fiume nell’ultimo anno. Si compone di stupende riprese da drone, un resoconto di attività, proposte concrete per tutelare il fiume, interviste a sindaci e non solo. Uno degli obiettivi è anche la candidatura del Tagliamento a patrimonio UNESCO.

Peculiarità del Tagliamento, a ragione definito il “re dei fiumi alpini”, è quella di mantenere uno sviluppo naturale senza restrizioni perlomeno fino al tratto limitrofo a Latisana. Non è un caso che, essendo un pezzo unico in Europa, siano stati svolti studi da tutto il mondo e il modello Tagliamento venga copiato per altri corsi d’acqua, non solo a scopo paesaggistico, ma anche per garantire sicurezza in tempi di cambiamenti climatici. Nonostante sia un immenso patrimonio per la nostra regione e non solo, il fiume risente di numerose attività umane quali agricoltura, piccoli centrali idroelettriche poco redditizie, cave e una fruizione turistica non sempre rispettosa.

Di questo e altro si è parlato durante i webinar, che hanno visto la partecipazione di numerosi relatori. Alcuni hanno dato un inquadramento generale storico, climatico o amministrativo; altri hanno riportato esempi dei numerosissimi studi e progetti fatti sul e per il corso d’acqua.

Venerdì 4, il primo relatore, Marco Virgilio, meteorologo e giornalista, il quale, oltre a dare un’infarinatura climatico-idrodinamica, ha anche svolto il ruolo di moderatore. Dal suo intervento è emerso come il Friuli sia all’interno dell’hotspot Mediterraneo e quindi come si stiano registrando incrementi di temperatura superiori alla media globale. A proposito della variabilità delle precipitazioni, sempre più frequenti saranno periodi siccitosi ed eventi estremi anche reiterati in pochi giorni. La piovosità prolungata di inizio dicembre è perfettamente in linea con questo preoccupante andamento che vede estati sempre più secche e un graduale spostamento e concentrazione delle precipitazioni in inverno. Tutto ciò collide con l’unica operazione di incanalamento portata avanti negli ultimi decenni sul corso d’acqua. Si passa da tre chilometri a livello di Spilimbergo, passando per un chilometro in corrispondenza del ponte di Casarsa, fino a soli 190 metri laddove all’alveo viene posto un reggimento, un imbuto su larga scala. In breve le problematiche ci sono e sono evidenti; il che ci pone nella condizione non solo di preservare il patrimonio fiume, ma anche di valorizzarlo.

In questo senso, il sempre maggiore interesse da parte delle università straniere è un dato di fatto e da ciò deriva l’intervista registrata del professor Alexander Sukhodolov dell’Ecohydrology IGB of Berlin. Nel video egli spiega con sinteticità e chiarezza perché il Tagliamento rivesta un ruolo così centrale non solo da un punto di vista naturale, ma, come già accennato, educativo, sportivo, storico... Infatti egli stesso è stato il fautore di un documentario sulla Grande Guerra e il Tagliamento.

Per esporre un resoconto storico, è stato il turno del docente dell’Università degli Studi di Udine, Paolo Strazzolini, con la sua presentazione “Ponti e guadi sul Tagliamento”. Il suo intervento ha percorso il grande fiume dalla sorgente alla foce riscoprendo tracce, anche recenti, di attività umane intorno al fiume. Molti sono stati gli esempi riportati correlati da immagini suggestive, attenti riferimenti cartografici e un preciso rimando storico. Strazzolini non insegna storia del Tagliamento, ma chimica organica, ma la sua curiosità ed esperienza lo hanno portato ad essere una presenza esperta e costante in questo senso sul territorio.

Il secondo appuntamento, quello di venerdì 11, ha visto un’agenda più fitta, con interventi pregnanti, che si sono svolti con la moderazione della giornalista Elisa Cozzarini. Si è partiti da Giorgio Osti e la sua introduzione alla complessa macchina amministrativa economica e sociale che gravita attorno a problemi e risorse del fiume. Il passaggio successivo descrive un progetto concreto e in parte realizzato di turismo lento esposto invece da Fabio Dandri e Sandro Cereghini. A seguire due importanti studi redatti da Luca Gasparini e Marco Petti, fino a concludere con Edoardo Faganello e l’opportunità legata ai contratti di fiume per il rilancio partecipato del territorio partendo dal Tagliamento.

Giorgio Osti, docente all’Università degli Studi di Padova ha iniziato il suo intervento auspicandosi un approccio olistico da parte della politica e ha proseguito prendendo in esame la sicurezza idraulica, diramandola in 3 aspetti: lavoro degli esperti, presa di posizione delle amministrazioni e partecipazione dei cittadini. I problemi storici relativi a tale ambito sono ben noti. Se il Tagliamento è un esempio unico di spazio lasciato in dote al fiume, là dove le attività umane prendono il sopravvento (Latisana) il corso d’acqua si trasforma in un potenziale rischio sempre presente. Negli anni sono state numerosi i tentativi e le proposte al fine di limitare la portata massima nel tempo di piena. Questi hanno spesso un denominatore comune: risolvere il problema sopra Latisana cercando nel contempo di non devastare le bellezze naturali. Nello scacchiere generale interviene anche la coesistenza col Veneto, vittima e ostacolo. Inoltre alcune proposte hanno proporzioni faraoniche e richiederebbero continua manutenzione. Nel passare dalla teoria alla pratica uno scoglio si erge sugli altri: il trasporto solido (tronchi, massi, detriti) che poco hanno a che fare con la mera idraulica. Osti conclude con una sintesi atta a evidenziare la dimensione socio-politica: “Si aspetta la grande piena, la grande paura per far passare un opera di qualsiasi tipo, entra in scena il deus ex machina cioè la soluzione che accontenta tutti, si inscena una nuova drammaturgia della partecipazione, ecco i contratti di fiume, e infine far giocare opposti Veneto come cattivo e Friuli come buono”.

Il primo tema affrontato dal membro della FIAB Fabio Dandri e a seguire dal rappresentante di Legambiente della pedemontana gemonese Sandro Cereghini porta una ventata di novità: costruire una ciclabile che vada dalla sorgente alla foce del re dei fiumi alpini (la FVG06). Il Tagliamento si trova infatti su una delle quattro direttrici prioritarie di sviluppo della mobilità lenta. I tratti già completati sono Villanova-Venzone e la compagine veneta. Per il resto 130 km su 170 totali richiedono solo maggiore organizzazione. La zona più delicata è certamente quella montana, non essendoci un’unica sorgente o strade battute frequentemente. Se la situazione in provincia di Udine è più lineare con un unico allontanamento per incrociare l’Alpe Adria, su suolo pordenonese si ha uno sviluppo più composito con attraversamento di paesi pittoreschi e riqualificazione di tratti ferroviari dismessi. L’impegno di Legambiente è costante nella promozione scolastica e nell’attività di pulizia del fiume e in ultimo con le amministrazioni anche contro il nuovo tratto autostradale Cimpello-Gemona. I risultati però ci sono, secondo Sandro Cereghini “la cicloviabilità porta consenso e difficilmente opposizioni […] anche grazie alla sua natura turistica”. Nonostante ciò, non si è ancora arrivati in porto e la realtà è più complessa. In Friuli le 11 ciclovie presenti sono attualmente incomplete soprattutto a causa di strade trafficate o poco sterrate, punti nevralgici o pericolosi e una sostanziale mancanza di trasporto intermodale (treni, autobus, traghetti). La soluzione auspicabile, conclude Cereghini, è quella di imparare dal passato per costruire un progetto unitario: ciclabile come barriera naturale, riscoperta del mondo rurale e collaborazione con le istituzioni.

In seconda mandata arriva la parte più corposa, ma anche quella che ha suscitato maggiori riflessioni e domande. Si è parlato quindi di 2 studi approfonditi il primo più applicativo, svoltosi interamente sul Lago di Cavazzo con Luca Gasparini membro del CNR ISPRA di Bologna e l’altro con un chiaro indirizzo architettonico-ingegneristico gestito dal docente dell’Università degli Studi di Udine Marco Petti.

Il primo caso tratta di uno studio geologico al fine di testare nuove tecnologie di rilevamento quali droni subacquei. Per capire però l’attinenza col Tagliamento bisogna rifarsi alla morfologia dei luoghi e alla loro formazione. Si tratta del complesso dell’anfiteatro morenico (San Daniele, Fagagna ecc.) emerso dall’ultima ritirata glaciale di 10.000 anni fa. Il lago infatti è di origine glaciale e in stretta vicinanza col fiume, ma è anche interessato da intensi fenomeni di faglia (basti ricordare al terremoto del ’76). I droni servono a carpire informazioni sulla natura dei sedimenti (derivati proprio dall’attività erosiva del Tagliamento) che il lago ha mantenuto pressoché inalterati assieme alle deformazioni territoriali. Oltre ai droni sono state usate anche foto acustiche, scandagliamenti del fondale e applicati carotaggi. Inoltre sono state create delle mappe tematiche su profondità e pendenza per distinguere il fondale in zone di accumulo e slittamento dei sedimenti. Da questi ultimi risulta evidente la differente natura del sedimento a partire dagli anni ’50 (correlato all’attività idroelettrica). A detta del relatore Gasperini “il lago è come un libro di storia lungo 10.000 anni e contiene tutti i terremoti, le alluvioni e soprattutto come è stato utilizzato il territorio a partire dalla preistoria”. Infine, egli si auspica un incremento futuro degli investimenti per tali studi.

Il secondo studio preso in esame è un fiore all’occhiello dell’università di Udine per mole di dati considerati e per le possibilità applicative che hanno coinvolto numerosi tesisti negli anni. L’obbiettivo è stato la creazione di un modello su base Gis per prevedere l’evolversi del sistema Tagliamento con un occhio di riguardo alla mitigazione delle piene. I passaggi sono stati lunghi e complessi; si doveva prima fare una ricerca approfondita su alluvioni storiche relazionate alle opere lungo il corso d’acqua con raccolta dati capillare sui comuni della rivierasca. Da qui si è potuto iniziare a impostare il modello da Venzone alla foce considerando: piene (anche carniche), rilievi morfologici con successiva divisione in celle del fiume, moto ondoso (in altri studi sacrificato), trasporto solido e non solo. Infine si è potuto testare il modello prendendo come riferimento la piena del ’66 e reiterare il processo aumentando la portata fino a 4600 mq/s. Il dato forse più preoccupante evidenzia un aumento dal 28% al 43% di probabilità nel verificarsi di 2-3 picchi di piena nell’arco di una settimana (assolutamente insostenibile al livello di Latisana). La sicurezza del modello ha permesso di testare le varie soluzioni al pericolo. Partendo dalle vasche di espansione, passando per la deviazione di parte dell'invaso sul Torre, dalla creazione di un ponte diga all’altezza di Pinzano e Dignano a uno sforatore in laguna. In sostanza si è rilevato che laddove l’uomo ha obbligato o modificato il tracciato fluviale la vulnerabilità è sempre (o quasi) aumentata e purtroppo senza una deurbanizzazione non è possibile limitare il problema in loco. Inoltre, non si può trattenere acqua in luoghi dove manca la pendenza per farla defluire e questo complica ulteriormente le cose.

Ultimo è stato l’intervento di Edoardo Faganello, del Servizio difesa del suolo della Regione Autonoma Friuli-Venezia Giulia, sull’importanza dei contratti di fiume. Si potrebbe dire che se non si riesce a eludere i problemi storico-strutturali, una gestione partecipata dal basso può essere la soluzione più saggia a lungo termine. Il contratto di fiume è uno strumento volontario di programmazione strategica e negoziata che persegue la tutela, la corretta gestione delle risorse idriche e la valorizzazione dei territori fluviali unitamente contribuendo allo sviluppo locale.

Al fine di tirare le fila e riportare l’attenzione sul manifesto, il Presidente di Legambiente FVG Sandro Cargnelutti ha concluso con un intervento nel quale ha dichiarato che Legambiente vuole continuare a discutere sul futuro del fiume con proposte concrete e una visione. In questi mesi sono stati stilati 15 punti che riguardano nuove opportunità per le comunità rivierasche, quali il completamento della ciclabile e il centro di documentazione, la regolazione condivisa sull’uso di automezzi in alveo, un grande progetto di potenziamento della vegetazione riparia e poi tutte quelle pratiche per una miglior gestione integrata del corridoio fluviale, visto nella sua interezza e in relazione con il territorio circostante.

Da gennaio a marzo, l’associazione intende organizzare ulteriori 3 appuntamenti e, in occasione dell’ultimo, in prossimità della giornata mondiale dell’acqua (22 marzo), rilancerà in avanti la palla… anzi, la canoa, con una ulteriore proposta.

Per rivedere i webinar o le slides dei relatori cliccare qui:

Il manifesto di Legambiente FVG per il Tagliamento: https://www.legambientefvg.it/tagliamento-domani-il-contributo-di-legambiente-fvg

Il video “Tagliamento, domani”: https://www.youtube.com/watch?v=wFXzKWE9GhQ&t=2s

Il webinar del 4 dicembre 2020: https://fb.watch/2ndPDzhNdB/

Il webinar dell’11 dicembre 2020: https://fb.watch/2ndRljB11X/ 

Letture suggerita dal relatore Giorgio Osti sulla barriera mobile: https://messaggeroveneto.gelocal.it/barriere-mobili-nel-fiume-a-pinzano-cosi-il-tagliamento-non-fa-piu-paura

 

Edoardo Sartori
Studente di "Scienze per l'ambiente e la natura" presso l'Università degli Studi di Udine,
svolge il tirocinio curriculare presso Legambiente FVG APS


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