Impianto agrivoltaico Leonacco Basso: archiviato il procedimento grazie al lavoro di amministrazioni comunali, Legambiente e Italia Nostra

Impianto agrivoltaico Leonacco Basso: archiviato il procedimento grazie al lavoro di amministrazioni comunali, Legambiente e Italia Nostra

LE OSSERVAZIONI PRESENTATE COSTRINGONO IL PROPONENTE A RITIRARE UN PROGETTO DI FOTOVOLTAICO A TERRA DI 12 ETTARI.

LEGAMBIENTE CHIEDE PIÙ TRASPARENZA ALLA REGIONE

Grazie al lavoro congiunto dei comuni di Tricesimo e Tavagnacco e di Legambiente ed Italia nostra, sono state prodotte delle osservazioni sulla proposta di progetto “Impianto agrivoltaico Leonacco Basso” e le relative opere di rete nei Comuni di Tavagnacco e Reana del Rojale che hanno spinto il proponente del parco FTV in oggetto a ritirare, per ora, la domanda.

La Direzione Centrale Difesa dell’Ambiente, dell’Energia e Sviluppo Sostenibile ha accettato l’istanza di revoca del soggetto proponente procedendo all’archiviazione del procedimento amministrativo.

Ora la Regione deve affrontare nel suo insieme l'argomento delle regole per i parchi fotovoltaici comprendendo come la stessa qualità paesaggistica e le stesse amministrazioni non dispongono di adeguati strumenti di valutazione delle problematiche del fenomeno sopra descritto.

Legambiente FVG, che da anni segue con attenzione le dinamiche di sviluppo energetiche, ritiene ora più che mai, dato il contesto di ripresa del PNRR, maggiormente necessario un quadro chiaro e ben definito di regole che, muovendosi nell’ambito delle normative statali, abbiano la giusta connotazione e le necessarie disposizioni interpretate alla luce delle caratteristiche del nostro territorio.

Fra le altre cose, si ritiene indispensabile una campagna di informazione che garantisca la partecipazione attiva di tutti i portatori di interesse e che insieme ad essi consenta la definizione di nuovi strumenti di governo e monitoraggio del processo di transizione energetica in atto.

Progetti per centinaia di ettari e centinaia di MWp senza che la Regione si sia ancora dotata di un piano delle aree non idonee (D.M. 10.09.2010, Allegato, Par.fo 17), degli effetti cumulativi (art. 4, c. 3 D. Lgv. 28/2011), della tutela del paesaggio rurale, della biodiversità, del patrimonio culturale e delle tradizioni agroalimentari locali (art. 12 c. 7 D. Lgv. 387/2003) per non parlare della necessità di una chiara e preliminare definizione delle priorità localizzative (tetti, aree degradate variamente definibili, aree scoperte agricole, superfici lacustri o altre) sono passaggi ineludibili verso cui indirizzare gli investitori.

Il ruolo dell’ente pubblico deve poter garantire un processo partecipato che bilanci gli interessi non solo dei grandi privati ma delle comunità.


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