Legambiente: per il Ministero, la Transizione Ecologica passa per il gas naturale. L’approvazione della VIA per la centrale A2A è uno schiaffo per il Clima e per il territorio

Legambiente: per il Ministero, la Transizione Ecologica passa per il gas naturale. L’approvazione della VIA per la centrale A2A è uno schiaffo per il Clima e per il territorio

Il Ministero per la Transizione Ecologica ha approvato la VIA per il progetto di trasformazione a gas naturale della centrale a carbone di A2A Energiefuture, dimostrando tutta l’inadeguatezza di un ministro che, a distanza di oltre sette mesi dal suo insediamento, si è distinto per l’endorsement all’agonizzante tecnologia nucleare, per aver espresso perplessità sulla mobilità elettrica e ora per dare il via libera a riconversioni a gas naturale. Un vero capolavoro! Indietro tutta, verrebbe da dire, con buona pace delle centinaia di migliaia dei giovani dei Fridays for Future, scesi in piazza pochi giorni fa per chiedere di fermare le emissioni di gas climalteranti.

La drammatica situazione climatica, testimoniata ogni giorno da nuove tragedie causate da eventi climatici estremi (oltre 200 nei soli primi sette mesi di quest’anno!), il rapido espandersi delle tecnologie legate alle fonti rinnovabili di energia (Eolico off shore, Agrivoltaico, sistemi di accumulo elettrochimico sempre più efficienti) tenuti a freno a tutto beneficio delle lobby del petrolio e del gas, sembrano lasciare indifferenti coloro che dovrebbero imprimere una svolta decisa verso la decarbonizzazione.

Nel caso specifico di Monfalcone, A2A ha preferito adagiarsi su collaudate e obsolete modalità produttive piuttosto che creare nuove opportunità di sviluppo per il territorio. La politica non ha aiutato, divisa su una questione dirimente per la città e per la Regione stessa, le organizzazioni sindacali ancora meno, concentrati a difendere posti di lavoro senza proporre alcunché di nuovo, anzichè studiare un modello per creare ancora più occupazione.

Nel sito si sarebbero potute sviluppare molte opportunità, come abbiamo proposto in questi anni: un Parco Fotovoltaico di alcuni MW di potenza installata e sistemi di accumulo elettrochimico; un “Distretto industriale delle Rinnovabili e dell’Idrogeno”, dedicato alla produzione di componenti e sistemi per Fonti Rinnovabili e per la produzione di Idrogeno verde in collaborazione con imprese, università e centri di ricerca; impianti dedicati al recupero di materiali derivanti dalla differenziazione di quei rifiuti che hanno difficoltà a “chiudere il ciclo” per la mancanza di un bacino di produzione adeguato o hanno la necessità di trovare modalità di smaltimento efficienti e sostenibili (raccolta e trattamento dei Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche- Raee, massimizzando il recupero e la valorizzazione dei materiali).

Lo sviluppo delle attività portuali avrebbe, infine, favorito nuovi traffici e garantito un saldo occupazionale decisamente positivo.

Naturalmente, l’autorizzazione del progetto non significa automaticamente la realizzazione dell’impianto, nel senso che, mentre la produzione di energia da combustibili fossili non ha più nulla da dire in termini di evoluzione tecnologica ed anzi potrebbe auspicabilmente essere ancora penalizzata da sistemi di tassazione della CO2, il settore delle rinnovabili e degli accumuli è in grande espansione ed a costi sempre più competitivi.

L’emergenza climatica è una cosa seria e sarà devastante; purtroppo solo queste condizioni costringeranno la politica a compiere le scelte necessarie. Il rischio è che sia troppo tardi…


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