Le dichiarazioni di CGIL e Confindustria a sostegno della riconversione a gas della centrale A2A sono ancorate al passato

Le dichiarazioni di CGIL e Confindustria a sostegno della riconversione a gas della centrale A2A sono ancorate al passato

La transizione ecologica è urgente e non ha bisogno dei combustibili fossili

Dobbiamo constatare con amarezza che il Segretario provinciale del principale sindacato italiano ed il Presidente di Confindustria Alto Adriatico non hanno capito, o più probabilmente, fingono di non capire, che la decarbonizzazione, tanto decantata in ogni occasione, è imprescindibile, urgente e riguarda tutti i combustibili fossili, gas naturale compreso; e che una prospettiva diversa per l’area attualmente occupata dalla centrale di A2A, non è un’opzione, bensì una necessità vera e propria per Monfalcone e per l’intero sistema regionale.

Se la CGIL (e la Regione, pure essa invitata e clamorosamente assente) avesse colto l’invito a partecipare al convegno organizzato sabato 20 novembre da Legambiente, avrebbe potuto ascoltare parecchie cose interessanti, che anche Confindustria non dovrebbe sottovalutare.

Per semplicità di lettura e chiarezza espositiva, elenchiamo i punti salienti, ben illustrati nel corso dell’iniziativa, che dovrebbero essere conosciuti da chi detiene la rappresentanza di importanti istituti:

  • La potenza elettrica disponibile in Italia è sovrabbondante, cioè non servono nuove centrali. Lo testimonia il fatto che l’impianto a carbone di A2A è praticamente fermo da un anno e che la centrale a ciclo combinato di Torviscosa, come il resto degli impianti analoghi in Italia, è utilizzata per poco più del 30%;
  • A rendere conveniente l’investimento per la realizzazione della centrale è il famigerato “Capacity Market”, un perverso sistema di remunerazione delle aziende elettriche per tenere ferme le loro centrali ed essere pronte ad entrare in servizio in caso di richiesta della rete. Il problema della variabilità di richiesta elettrica è reale, ma, come è stato ben spiegato nel convegno di Legambiente, la compensazione si può ottenere sfruttando i pompaggi da impianti idroelettrici (da strutture già esistenti su tutto l’arco alpino) e da stazioni di accumulo elettrochimico con batterie. A questo proposito, in California è stato recentemente inaugurato un impianto da 400 MW !
  • La centrale in progetto di A2A prevede un ciclo aperto turbogas (quello che verrà pagato con il capacity market) e un ciclo combinato. Come da fasi progettuali note, verrà costruito per primo il turbogas e, azzardando una facile profezia, il ciclo combinato resterà nel cassetto per mancanza di richiesta, come si è detto più sopra;
  • Il punto precedente fa ben comprendere quanto sia una bufala bella e buona il dichiarato utilizzo dell’Idrogeno, che A2A dichiara di voler addizionare al gas in modeste percentuali;
  • Ultimo, ma non ultimo, il bilancio in tema di occupazione… A regime, la centrale darebbe impiego a poco più di 30 addetti, ma se consideriamo l’aleatorietà relativa alla realizzazione del ciclo combinato, potrebbero essere addirittura di meno.

La seconda parte del convegno di Legambiente riguardava una serie di proposte che l’associazione sostiene da anni e che sono in parte state aggiornate. Riguardano settori in cui A2A è protagonista affermata, cioè quelli dell’energia e dell’Economia circolare e a questo proposito sono stati di recente pubblicati dal MiTE i decreti del PNRR che finanziano progetti innovativi per la gestione del fine vita di alcune tipologie di rifiuto (carta e cartone, plastiche, tessili, RAEE), ed è prossimo il decreto riguardante i sistemi di accumulo di energia.

Ampio spazio viene riservato all’espansione delle attività portuali, con potenziamento del terminal autovetture per favorire l'import/export di autovetture e relativi servizi di montaggio e  manutenzione e, in alternativa, il recupero della proposta di stazione marittima per l’attracco  ferry e navi passeggeri o la destinazione ad area logistica per il traffico ro-ro-con, potendo contare anche su un adiacente secondo varco al porto.

Naturalmente, tutte queste possibilità non sorgono d’incanto, necessitano di approfondimenti e cooperazione dei diversi soggetti istituzionali ed economici per affrontare concretamente il futuro, dal punto di vista ambientale ma anche economico ed occupazionale.

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