Notizie preoccupanti circa un progetto di by-pass sub alveo del Tagliamento

“È proprio vero che la ripresa post pandemica e, speriamo, post bellica si sta riempiendo di proposte progettuali che riemergono dai cassetti più vecchi; progetti che, fra l’altro, non nascono in concomitanza con la siccità, ma ben prima e per finalità non meglio dichiarate”. Così esordisce il presidente di Legambiente FVG, Cargnelutti, a proposito del ripescaggio da antichi cassetti (risalenti agli anni ’60 e ripetutamente riaperti e richiusi negli anni ’70 e ‘90) di un progetto di derivazione delle acque del Tagliamento in uscita dal lago di Cavazzo per collegarle, previo by-pass sub alveo del fiume stesso, al sistema irriguo del Consorzio Bonifica Pianura Friulana, ex Consorzio Ledra-Tagliamento.

“Si tratta di acqua del Tagliamento, prelevata a monte, che non verrà mai restituita, e che verrebbe utilizzata per ulteriori impinguamenti della disponibilità irrigua delle mai sufficientemente dissetate campagne del Medio Friuli. Si tratta di un prelievo di 10 mc/s, una quantità enorme di acqua che si somma a quelle già derivate alle prese di Ospedaletto e di Andreuzza.

Il progetto, che, secondo fonti interne al Consorzio di Bonifica Pianura Friulana, pare essere già inviato a Roma per una valutazione preliminare di fattibilità, fa a pugni con il conclamato risparmio di acqua che si conseguirà a seguito dei lavori (già finanziati dal PNRR) di ammodernamento delle rete irrigua del Consorzio (-20% di acqua servirà al Consorzio dopo l’esecuzione dei lavori) e con il dimezzamento del Deflusso Minimo Vitale alla presa di Ospedaletto già deliberato ed operativo dallo scorso agosto 2021 che prevede la riduzione da 8 a 4 mc/s il rilascio di acqua nel Tagliamento.

“Una vera corsa all’acqua che non tiene in nessun conto le esigenze idrauliche del Tagliamento e della conservazione e stabilizzazione dei suoi elementi vitali e biologici, utile solo ad alimentare la inesauribile sete di acqua di un sistema agricolo fragile ancora troppo spostato sulla produzione di mais destinato all’alimentazione animale a alla produzione di energia” – sostiene il presidente di Legambiente.

“È sulla modifica del modello di produzione agricola e sull’efficientamento dei sistemi di irrigazione che bisogna puntare, prosegue Cargnelutti, raccogliendo l’allarme lanciato dalla Corte dei Conti Europea (settembre 2021) che, richiamando gli indirizzi della Direttiva Acque, ha dichiarato che “L’acqua è una risorsa limitata, e il futuro dell’agricoltura dell’UE dipende in larga misura da quanto gli agricoltori la usino in modo efficiente e sostenibile, mentre finora le politiche dell’UE non sono state abbastanza efficaci nel ridurre l’impatto dell’agricoltura sulle risorse idriche.”

Legambiente chiede quindi alla Regione di dire se vi sia un procedimento avviato per la richiesta di autorizzazione alla realizzazione di questo progetto e come si preveda di finanziarlo (PNRR?).

“Tra casse di espansione (per fortuna cassate) e traverse che rispuntano dall’oblio, tra cave di ghiaia in quel di Flaibano a pochi passi da queste ventilate opere, al dimezzamento del DMV ad Ospedaletto, al by-pass sotto il Tagliamento per dirottare altri 10 mc di acque pare esserci un incredibile attacco al fiume simbolo della nostra Regione, declamato da tutti come oggetto di tutela, ma poi martoriato, pezzo per pezzo, all’altare della più banale continuità predatoria in barba a Resilienza e sostenibilità ecologica della Ripresa”.

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