Motociclette fuoristrada: è un'invasione, un problema sottovalutato

Non si può certo dire che l’inverno sia stato una stagione scevre da scorribande di fuoristrada a 2 e 4 ruote in molti dei luoghi di pregio del nostro territorio, ma con la bella stagione il fenomeno si accentua e nella  versione più deteriore richiama anche un certo “turismo” da fuori confine che scarica sul nostro ambiente  disturbo e devastazioni che nei loro paesi di origine sono vietati ed ampiamente scoraggiati.  

I danni che i mezzi fuoristrada causano, percorrendo i sentieri e le mulattiere della regione, sono purtroppo  noti e giornalmente verificabili. Erosione del terreno, distruzione dei manti erbosi, danneggiamento ai  sentieri, erosioni diffuse che innescano di fenomeni di ruscellamento, distruzione della viabilità pedonale  storica con scalzamento delle opere di miglioramento in pietre e ciottoli effettuate su sentieri e mulattiere,  danneggiamento e abbattimento delle murature a secco per creare varchi e scorciatoie.  

A questo vanno aggiunti i danni in termine di disturbo alle persone residenti ma anche alle persone che  abitano le borgate nei fine settimana, ai turisti che frequentano e visitano i luoghi, agli animali con le  immaginabili conseguenze sui cicli biologici e riproduttivi.  

E nel conto va anche messa l’offesa che tali comportamenti portano sia alle persone che hanno  manutenuto il territorio un tempo coltivato sia a coloro i quali oggi si impegnano in difficili attività di  ripristino e recupero ambientale e culturale. Men che meno vorremmo parlare, ma corre l’obbligo di  ricordare, degli atteggiamenti aggressivi talvolta riservati a coloro i quali fanno presente che il transito in  moto non è consentito in determinate aree.  

Il senso di impunità la fa da padrone. É da tanto tempo che motociclisti, spesso senza targa di  riconoscimento, si vantano di farla franca e sgattaiolano a destra e a manca portando a giustificazione  ragionamenti avvilenti quali il fatto che i mezzi sono appositamente costruiti per andare fuori strada o che  se non fosse per loro i sentieri sarebbero chiusi. A chi possa giovare il perpetuarsi di tali comportamenti è  una domanda che ci si può porre. Come è lecito chiedersi fino a quando questi episodi possano essere  definiti come saltuari o frutto di espressione giovanile mentre sono in forte aumento, annoverano  praticanti di tutte le età e perfino gruppi organizzati.  

Siamo davanti ad una chiara sottovalutazione del problema. Possiamo solo credere di essere in presenza di  un eccesso di tolleranza nel far rispettare le leggi, tolleranza forse indotta dalla cronica carenza di personale  adibito ai controlli o anche a lacune legislative e non a un disinteresse verso il territorio e le persone che vi  risiedono.  

Se così è, allora corre l’obbligo di portare all’attenzione le più che giuste lamentele dei cittadini e turisti,  stanchi di questa situazione, e chiedere alla Regione di dare al problema la rilevanza che merita per mettere  fine a questo inutile disturbo e alle diffuse distruzioni che provoca. Non è mai troppo tardi, come recita un  vecchio adagio.  

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