Legambiente Trieste segnala 4 alberi monumentali da tutelare presso la Rotonda del Boschetto

Legambiente Trieste segnala 4 alberi monumentali da tutelare presso la Rotonda del Boschetto

Legambiente Trieste segnala 4 alberi monumentali presso la Rotonda del Boschetto, che il Comune e la Regione devono tutelare

È noto ormai che le azioni di tutela, di valorizzazione e sviluppo del verde urbano sono fondamentali nel quadro delle misure di mitigazione e di adattamento ai cambiamenti climatici. Gli alberi svolgono la funzione importante di assorbimento della CO2 responsabile dell’effetto serra, di assorbimento di particelle inquinanti, di termo-regolazione e di drenaggio delle acque.

Con questa premessa Legambiente ha inviato in questi giorni al Comune di Trieste le schede di segnalazione relative a quattro Platani monumentali per dimensioni (da 4 a 5,5 m di circonferenza) e dell’intero filare di cui fanno parte, costituito da circa trenta Platani, valutabili per il pregio paesaggistico e storico-culturale nel loro insieme.

La segnalazione degli alberi si collega alle proposte di riqualificazione di tutta l’area, frutto della progettazione partecipata condotta insieme alla VI Circoscrizione. È infatti necessario liberare le radici ora coperte da manto impermeabile e cordoli di pietra, per consentire l’assorbimento dell’acqua e dei nutrienti, ma ciò non può essere fatto albero per albero, bensì con una riqualificazione complessiva. Legambiente chiede quindi un intervento che coinvolga tutta l’area circostante, affinchè possa tornare ad essere la Porta del Boschetto e costituire un primo esempio di intervento volto a incrementare la quantità e la connettività della superficie verde in città, come indicato dalle norme in materia, a partire dalla Legge 10 del 2013.

ALLEGATO: Segnalazione

Servizio Civile Universale: è online il bando, 4 posti con Legambiente in Friuli-Venezia Giulia

Servizio Civile Universale: è online il bando, 4 posti con Legambiente in Friuli-Venezia Giulia

Il Servizio Civile Universale è una grande opportunità per permettere ai giovani di impegnarsi concretamente, per contribuire ad affrontare le tante sfide sociali, culturali, ambientali, dando concretezza alla finalità di difesa civile non armata del SCU nell’Italia e nel mondo colpiti dalla pandemia.

Anche nella nostra regione i progetti e posti disponibili sono tanti. Variano dalle proposte di alcune amministrazioni comunali al mondo associativo (culturale e sportivo) della comunità slovena, dal sostegno e inclusione delle persone fragili nella vita sociale alle iniziative nell’ambito della promozione sociale (Arci, Uisp, Legambiente), dalla cultura della montagna al teatro e alla musica, dalla valorizzazione, promozione e fruizione del territorio attraverso proposte culturali, sportive, ambientali e turistico sostenibili alla promozione della memoria storica legate alla Resistenza nella nostra Regione.

Per quanto riguarda la tematica ambientale, sono 2 i progetti (che fanno capo ad Arci Servizio Civile FVG) che vedono coinvolta la nostra associazione: Amica Terra 2020 (Legambiente FVG - sede: Udine, Legambiente Trieste) e Naturalmente 2.0 (Legambiente Pordenone). Di seguito maggiori dettagli sui progetti e come fare domanda.

AMICA TERRA 2020 (Legambiente FVG, Arci Servizio Civile FVG, Fattoria Didattica Asino Berto, Legambiente Trieste, Fattoria Didattica Terre di Agane, AIAB FVG, Radio Onde Furlane)
Obiettivo del progetto è quello di ricostruire il rapporto dei giovani e dei cittadini con il mondo rurale e contadino e con i principali problemi del settore, sensibilizzandoli a un utilizzo consapevole delle risorse alimentari e promuovendo e valorizzando, a livello regionale, i benefici della filiera corta e delle produzioni biologiche e locali.
Posti disponibili: 1 presso Legambiente FVG, 1 presso Fattoria Didattica Asino Berto (Ceroglie), 1 presso Legambiente Trieste, 1 presso Fattoria Didattica Terre di Agane (Pinzano al Tagliamento), 2 presso AIAB FVG, 2 presso Radio Onde Furlane

NATURALMENTE 2.0 (Circolo Arci Tina Merlin (Montereale Valcellina) – UISP Pordenone – Legambiente Pordenone)
Con questo progetto si intende attivare una serie di azioni da parte dei giovani volontari con lo scopo di sensibilizzare e informare i giovani del territorio ma anche i cittadini di tutte le fasce d’età sulle tematiche ambientali e sulle peculiarità territoriali del pordenonese, in seguito una più approfondita conoscenza del proprio territorio. La tutela e la valorizzazione del patrimonio naturale sono le principali linee guida su cui si basa il progetto, assieme a iniziative di sensibilizzazione, realizzazione di incontri e percorsi educativi pensati sia per contesti scolastici che per il mondo associativo.
Posti disponibili: 1 presso Circolo Arci Tina Merlin, 1 presso UISP Pordenone, 2 presso Legambiente Pordenone

Per scegliere il progetto e fare domanda, c’è tempo fino alle ore 14.00 di lunedì 15 febbraio 2021.

Ricordiamo che il servizio civile universale dura 12 mesi per un impegno di 1145 ore articolato su base settimanale (25 ore) ed è previsto un riconoscimento economico mensile di 439,50 euro.

Chi intende partecipare al Bando deve richiedere lo SPID con un livello di sicurezza 2, credenziale necessario per l’accesso al sito del Dipartimento per le Politiche Giovanili e il Servizio Civile Universale facendo la domanda esclusivamente on line tramite PC, tablet e smartphone.

Per favorire il più possibile l’accessibilità dei giovani a questa opportunità la sede regionale di Arci Servizio Civile, in via Fabio Severo 31 a Trieste, sarà aperta ogni giorno, da lunedì a venerdì, dalle ore 9.00 alle 11.00 e dalle ore 15.00 alle 17.00 con personale competente e postazioni informatiche per formulare e presentare la domanda.

Tutte le informazioni sono disponibili a questo link: https://www.arciserviziocivile.it/fvg/

Legambiente: nulla di “green” nel progetto di riconversione della centrale A2A

Legambiente: nulla di “green” nel progetto di riconversione della centrale A2A

La riconversione della centrale a carbone sulla quale sta spingendo A2A non ha niente a che fare con la sostenibilità ambientale e appare in netto contrasto con le indicazioni dell’Unione Europea energetica che prevede la neutralità climatica al 2050.

Sono molti i punti deboli della proposta di A2A:

  • Innanzitutto, va detto che, come Legambiente va predicando da anni, l’abbandono dell’alimentazione a carbone non è una gentile concessione dell’azienda energetica, bensì un preciso obbligo stabilito dal Piano energia e Clima (PNIEC) e la presa d’atto che questo modello è ampiamente ormai fuori mercato, confermato dal fatto che la centrale è ferma da quasi un anno;
  • La transizione energetica verso la completa decarbonizzazione (che significa abbandonare tutte le fonti fossili, compreso il gas) è del tutto ingiustificabile con la riproposizione di una centrale a gas naturale di 850 MW, quando nella vicina Torviscosa c’è una analoga centrale molto sottoutilizzata ( l’obiezione che il rendimento della nuova istallazione sarebbe più elevato non regge, il bilancio energetico di un nuovo insediamento produrrebbe un saldo probabilmente negativo);
  • La ipotizzata produzione di idrogeno è poco più di una presa in giro: se prodotto da combustibili fossili, come in questo caso, non c’è alcun beneficio in termini di riduzione di CO2, anzi! Nel mese di luglio 2020 infatti, la Commissione Europea ha pubblicato la “A hydrogen strategy for a climate-neutral Europe”, che indica una chiara priorità per la produzione di idrogeno mediante impianti di elettrolisi dell’acqua alimentati da fonti rinnovabili;
  • L’occupazione in questo tipo di impianti, come ammesso dall’amministratore delegato di A2A, Renato Mazzoncini, è di poche decine di addetti e, da questo punto di vista, la nuova centrale non trova giustificazioni.
  • Naturalmente, se oggi siamo in questa situazione, priva di “visione” per un futuro di sostenibilità, si devono stigmatizzare gli atteggiamenti e le prese di posizione di diversi soggetti:
    • In primis A2A, disinteressata nel proporre scelte innovative, anche mettendo in discussione la propria vocazione esclusiva di produttore energetico da grossi impianti;
    • La Regione FVG, che dopo aver cancellato, ad inizio mandato, il tavolo tecnico che avrebbe potuto disegnare scenari in linea con un quadro di sostenibilità ambientale, economica ed occupazionale, si è del tutto disinteressata del problema;
    • Le Organizzazioni sindacali, comprensibilmente preoccupate per la crisi occupazionale, ma incapaci di formulare una propria proposta, accogliendo invece, in maniera acritica, un progetto perlomeno molto discutibile.

Va ricordato inoltre che, nonostante la dichiarazione dell’Amministrazione comunale di escludere ogni ipotesi di polo energetico a Monfalcone espressa ad inizio mandato anche con un atto amministrativo, oggi le dichiarazioni del Sindaco Cisint sembrano andare in tutt’altra direzione, con aperture preoccupanti nei confronti di A2A che non escludono una riconversione a gas della centrale. Se non è un polo energetico una centrale da 850 MW…

Webinar Ecologia e peculiarità naturalistiche del Tagliamento

Webinar Ecologia e peculiarità naturalistiche del Tagliamento

Il 22 gennaio alle 18 un webinar di Legambiente FVG

Proseguono gli approfondimenti online intorno al Tagliamento promossi da Legambiente FVG: venerdì 22 gennaio alle 18 si terrà un webinar su ecologia e peculiarità naturalistiche, in diretta sulla pagina Facebook dell'associazione ambientalista, Legambiente FVG APS.

Ad aprire l'incontro Bruna Gumiero, docente di Ecologia all'Università di Bologna, che illustrerà in cosa consiste l'approccio ecologico, necessario per definire qualsiasi intervento di gestione fluviale, ma anche eventualmente per stabilire quando non bisogna intervenire. Gumiero spiegherà poi perché il medio corso del Tagliamento viene preso come riferimento per azioni di riqualificazione fluviale in tutta Europa.

La seconda relatrice del webinar, Raffaella Zorza, biologa di ARPA FVG (Qualità Acque Interne) e socia del Centro Italiano per la Riqualificazione Fluviale (CIRF), presenterà i dati più recenti sulla qualità delle acque del Tagliamento e porterà alcuni esempi di riqualificazione fluviale utili a migliorare gli indicatori ambientali.

Il fiume Tagliamento rappresenta il maggiore corridoio ecologico del Friuli Venezia Giulia: Fulvio Genero, direttore scientifico della Riserva di Cornino, spiegherà l'importanza di questo spazio naturale per l'avifauna, con un approfondimento sulla presenza dei grifoni.

Infine Pierpaolo Zanchetta, del Servizio Biodiversità della Regione FVG, passerà in rassegna, attraverso le aree protette presenti, le peculiarità naturalistiche del fiume.

Il contributo di Legambiente FVG al dibattito sul Tagliamento ruota attorno a tre concetti chiave: riqualificazione fluviale, sicurezza delle persone, promozione della cultura scientifica e di comunità. È un approccio che considera l’intera asta, comprende azioni a livello di alveo, sistema fluviale e bacino. Considera la crescita dell’incertezza determinata dalla crisi climatica e dalla necessità di azioni innovative che si sviluppano anche in nuove forme di partecipazione ai processi decisionali, come il contratto di fiume.

È questa la premessa da cui è partita l’associazione per stilare il manifesto con 15 punti che riguardano la gestione integrata dell’ecosistema fluviale, la riduzione dei rischi, la valorizzazione delle risorse sul piano scientifico culturale e turistico.

Per esporre questi punti, l’associazione ha organizzato 5 webinar: 2 si sono tenuti a dicembre 2020, gli altri 3 si svolgeranno da qui a marzo, per concludere il ciclo in occasione della giornata mondiale dell’acqua, il 22 marzo.

Il manifesto completo è disponibile a questo link.

Allegato: volantino

Non buttare via ciò che si è piantato con fatica  e (spesso) con successo!

Non buttare via ciò che si è piantato con fatica e (spesso) con successo!

IL CONTESTO

Dal 1989, con Regolamenti vari (Reg.to 797/1985; Reg.to 1609/1989; Reg.to 2080/1992; Reg.to 1257/1999; Reg.to 2328 /1991) l’Unione Europea ha finanziato il rimboschimento delle superfici agricole.

Caratteristica comune di tutte le normative sopra richiamate è stata di imporre un vincolo di conservazione dei nuovi impianti realizzati per un minimo di 20 anni a fronte del quale il proprietario riceveva un congruo contributo per l’impianto, la manutenzione e per il mancato reddito.

Scaduti i 20 anni, questi impianti possono essere eliminati senza nessuna autorizzazione o permesso annullando anni di lavoro, di aspettative e di investimenti pubblici senza nessun ritorno concreto per il proprietario e per la collettività creando, contestualmente, forti emissioni di CO2 in atmosfera non compensate. Si tratta di migliaia di ettari di boschi di neo formazione!

Questi rimboschimenti sono oggi un patrimonio boschivo di ormai oltre venti anni di età che si avvia alla maturità ed al miglior svolgimento delle proprie funzioni: produzione di legno; accumulo di Carbonio; aumento della biodiversità; tutela idrogeologica; miglioramento del paesaggio, ecc.

Anche i terreni impiantati, evolvendo verso suoli di tipo forestale, accumulano Carbonio utile a contrastare i cambiamenti climatici. Infatti non solo nel legno, ma anche nel suolo si accumula molto Carbonio utile per raggiungere gli obiettivi di contrasto ai Cambiamenti Climatici assegnati all’Italia.

Inoltre, numerose sono le cenosi animali che si sono insediate in questi ex coltivi; in esse è possibile trovare mammiferi, uccelli, rettili, insetti che ivi si alimentano, si rifugiano, si riproducono creando, quindi, veri e propri nuovi ecosistemi naturaliformi che vanno tutelati e difesi.

In assenza di tali rimboschimenti, tutta questa biodiversità non esisterebbe più compromettendo irrimediabilmente la già scarsa qualità ecologica delle nostre campagne.

Si tratta, insomma, di veri e propri scrigni di biodiversità nelle spesso povere (da un punto di vista biologico, ecologico e paesaggistico) campagne regionali oltre che sedi di significativo sequestro ed accumulo di Carbonio dall’atmosfera.

In FVG, le superfici interessate da imboschimento negli ultimi 25 anni sono ragguardevoli:

  • In base al Reg. 2080/92 risultano essere stati piantati 2.312 ha di imboschimenti a ciclo lungo e 2.044 ha di pioppeti.
  • In base al Reg.to 1257/99 (PSR 2000-2006), risultano essere stati piantati 185 ha di impianti di arboricoltura da legno, 291 ha di boschi misti, 210 ha di impianti per la produzione di biomassa ed infine 2.241 ha di pioppeti.

Un totale di circa 5.700.000 alberi piantati e un significativo incremento dei boschi in pianura.

In tutta Italia con il Reg.to 2080/92 sono stati realizzati 104.141 ettari di impianti rapido accrescimento (22.730 ha), resinose (3.049 ha) e latifoglie miste (78.362 ha) per oltre 160 milioni di alberi piantati.

 

ASSORBIMENTO DI CARBONIO

Uno degli scopi del Reg.to 2080/92 era contrastare l’effetto serra con l’assorbimento della CO2 da parte degli alberi. Nei documenti nazionali applicativi del Protocollo di Kyoto viene attribuita al Regolamento, una elevata potenzialità nella riduzione del C. In particolare viene attribuita agli impianti realizzati in Italia a partire dal 1990 una capacità di assorbimento totale della CO2 pari a 1 milione di tonnellate per anno, corrispondente all’1% degli impegni complessivi di riduzione nazionale (Colonna e Zanatta op. cit.).

In Friuli Venezia Giulia la capacità di fissazione media annua massima del carbonio negli impianti realizzati con il Reg.to 2080/92 e con il Reg.to 1257/1999 (PSR) è stimata in 2,1 tC ha -1 anno-1.

Ciò significa che gli impianti diversi dai pioppeti (2.998 ha) accumulano 6.296 tC/anno, pari a 125.916 tC in 20 anni.

Aggregando anche il sequestro operato dai pioppeti realizzati con i suddetti strumenti normativi, pari a 4.285 ha a 10 anni di vita si possono stimare altre 89.985 tC accumulate nei fusti.

Complessivamente, nel ventennio di obbligo di manutenzione dei rimboschimenti, calcolando lo sviluppo di 2 turni di pioppeti, avremo che si saranno accumulate 125.916 t/C + 89.985x2 tC, per un totale generale di 305.886 tC (15.294 tC/anno).

A fronte delle emissioni totali di C in atmosfera, in FVG, nel 2015 (2.230.675 t) possiamo dedurre che gli imboschimenti a ciclo lungo e i pioppeti assorbono complessivamente lo 0,69% delle emissioni totali dato che si avvicina all’1% sopra citato.

Tale valore non è poco: se si considera anche il contributo dato all’assorbimento delle emissioni dal sistema forestale regionale nel suo complesso (517.325 tC/anno), si arriva al 23,19% del totale delle emissioni di C in atmosfera.

Questo valore, corrisponde alle emissioni di C fatte da 6.000 auto di media cilindrata che viaggiano per 20.000 km/anno.

 

COSTI SOSTENUTI PER GLI IMPIANTI

La realizzazione di tali imboschimenti ha comportato, in Italia, una spesa pubblica stimabile in 1.395.489.400€, moltiplicando 13.400€/ha (costo medio di contributi per 1 ha) per 104.141 ha realizzati.

In FVG questa spesa è stimabile in 97.592.200€ su un totale di 7.283 ha.

Consentirne o, peggio, favorirne l’espianto sarebbe deplorevole stanti i considerevoli investimenti effettuati, gli elevati costi di espianto e stante la bassissima qualità del legname ricavabile.

 

SERVIZI ECOSISTEMICI

Questi impianti sono oggi importanti soprattutto per la potente funzione di accumulo di Carbonio nei fusti e nel suolo oltre che, fatto non indifferente se teniamo conto della loro localizzazione, degli svariati servizi ecosistemici da essi erogati; tutela idrogeologica, aumento della biodiversità vegetale e faunistica, stabilizzazione climatica, accumulo di Carbonio, miglioramento della qualità paesaggistica e contributo al gradimento turistico-ricreativo.

Gli imboschimenti realizzati tramite il Reg.to 2080/92 sono elementi importanti per la gestione sostenibile delle risorse ambientali e sono un’opportunità di rilancio della produzione legnosa di specie di pregio.

 

LA PROPOSTA DI LEGAMBIENTE ALLA REGIONE

Vista la loro particolare natura e le motivazioni sopra accennate, si ritiene doveroso attivare una misura di accompagnamento nel prossimo Piano di Sviluppo Rurale 2021-2027, rinnovando per altri 20 anni un pagamento ad ettaro per la gestione di questi popolamenti a fronte di specifici impegni del beneficiario a realizzare interventi selvicolturali (sottopiantagioni, sfolli, diradamenti, tagli di produzione, potature), o di creazione di microhabitat (aree cinegetiche, radure, ripari, ecc.), di fruibilità (creazione di percorsi, segnaletica, ecc.), di didattica forestale.

Tale misura, se adottata, creerebbe anche numerosi posti di lavoro oltre a presentarsi come opportunità per accrescimento tecnico professionale, visite di studio, promozione turistica del territorio.

Si tratta di difendere e promuovere un consistente patrimonio boschivo già esistente, di migliorarne i prodotti finali, di integrarlo con determinazione in una nuova azione di miglioramento qualitativo dell’ambiente rurale e di non buttare via centinaia di milioni di euro investiti in cambio, oggi, di un po’ di legname di scarsa qualità.

Questa misura si affiancherebbe bene agli investimenti previsti dal Recovery Plan per la forestazione urbana andando a creare una rete integrata di superfici boscate in aree a basso valore ecologico.

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