Servizio Civile Universale: è online il bando, 4 posti con Legambiente in Friuli-Venezia Giulia

Servizio Civile Universale: è online il bando, 4 posti con Legambiente in Friuli-Venezia Giulia

Il Servizio Civile Universale è una grande opportunità per permettere ai giovani di impegnarsi concretamente, per contribuire ad affrontare le tante sfide sociali, culturali, ambientali, dando concretezza alla finalità di difesa civile non armata del SCU nell’Italia e nel mondo colpiti dalla pandemia.

Anche nella nostra regione i progetti e posti disponibili sono tanti. Variano dalle proposte di alcune amministrazioni comunali al mondo associativo (culturale e sportivo) della comunità slovena, dal sostegno e inclusione delle persone fragili nella vita sociale alle iniziative nell’ambito della promozione sociale (Arci, Uisp, Legambiente), dalla cultura della montagna al teatro e alla musica, dalla valorizzazione, promozione e fruizione del territorio attraverso proposte culturali, sportive, ambientali e turistico sostenibili alla promozione della memoria storica legate alla Resistenza nella nostra Regione.

Per quanto riguarda la tematica ambientale, sono 2 i progetti (che fanno capo ad Arci Servizio Civile FVG) che vedono coinvolta la nostra associazione: Amica Terra 2020 (Legambiente FVG - sede: Udine, Legambiente Trieste) e Naturalmente 2.0 (Legambiente Pordenone). Di seguito maggiori dettagli sui progetti e come fare domanda.

AMICA TERRA 2020 (Legambiente FVG, Arci Servizio Civile FVG, Fattoria Didattica Asino Berto, Legambiente Trieste, Fattoria Didattica Terre di Agane, AIAB FVG, Radio Onde Furlane)
Obiettivo del progetto è quello di ricostruire il rapporto dei giovani e dei cittadini con il mondo rurale e contadino e con i principali problemi del settore, sensibilizzandoli a un utilizzo consapevole delle risorse alimentari e promuovendo e valorizzando, a livello regionale, i benefici della filiera corta e delle produzioni biologiche e locali.
Posti disponibili: 1 presso Legambiente FVG, 1 presso Fattoria Didattica Asino Berto (Ceroglie), 1 presso Legambiente Trieste, 1 presso Fattoria Didattica Terre di Agane (Pinzano al Tagliamento), 2 presso AIAB FVG, 2 presso Radio Onde Furlane

NATURALMENTE 2.0 (Circolo Arci Tina Merlin (Montereale Valcellina) – UISP Pordenone – Legambiente Pordenone)
Con questo progetto si intende attivare una serie di azioni da parte dei giovani volontari con lo scopo di sensibilizzare e informare i giovani del territorio ma anche i cittadini di tutte le fasce d’età sulle tematiche ambientali e sulle peculiarità territoriali del pordenonese, in seguito una più approfondita conoscenza del proprio territorio. La tutela e la valorizzazione del patrimonio naturale sono le principali linee guida su cui si basa il progetto, assieme a iniziative di sensibilizzazione, realizzazione di incontri e percorsi educativi pensati sia per contesti scolastici che per il mondo associativo.
Posti disponibili: 1 presso Circolo Arci Tina Merlin, 1 presso UISP Pordenone, 2 presso Legambiente Pordenone

Per scegliere il progetto e fare domanda, c’è tempo fino alle ore 14.00 di lunedì 15 febbraio 2021.

Ricordiamo che il servizio civile universale dura 12 mesi per un impegno di 1145 ore articolato su base settimanale (25 ore) ed è previsto un riconoscimento economico mensile di 439,50 euro.

Chi intende partecipare al Bando deve richiedere lo SPID con un livello di sicurezza 2, credenziale necessario per l’accesso al sito del Dipartimento per le Politiche Giovanili e il Servizio Civile Universale facendo la domanda esclusivamente on line tramite PC, tablet e smartphone.

Per favorire il più possibile l’accessibilità dei giovani a questa opportunità la sede regionale di Arci Servizio Civile, in via Fabio Severo 31 a Trieste, sarà aperta ogni giorno, da lunedì a venerdì, dalle ore 9.00 alle 11.00 e dalle ore 15.00 alle 17.00 con personale competente e postazioni informatiche per formulare e presentare la domanda.

Tutte le informazioni sono disponibili a questo link: https://www.arciserviziocivile.it/fvg/

Webinar Ecologia e peculiarità naturalistiche del Tagliamento

Webinar Ecologia e peculiarità naturalistiche del Tagliamento

Il 22 gennaio alle 18 un webinar di Legambiente FVG

Proseguono gli approfondimenti online intorno al Tagliamento promossi da Legambiente FVG: venerdì 22 gennaio alle 18 si terrà un webinar su ecologia e peculiarità naturalistiche, in diretta sulla pagina Facebook dell'associazione ambientalista, Legambiente FVG APS.

Ad aprire l'incontro Bruna Gumiero, docente di Ecologia all'Università di Bologna, che illustrerà in cosa consiste l'approccio ecologico, necessario per definire qualsiasi intervento di gestione fluviale, ma anche eventualmente per stabilire quando non bisogna intervenire. Gumiero spiegherà poi perché il medio corso del Tagliamento viene preso come riferimento per azioni di riqualificazione fluviale in tutta Europa.

La seconda relatrice del webinar, Raffaella Zorza, biologa di ARPA FVG (Qualità Acque Interne) e socia del Centro Italiano per la Riqualificazione Fluviale (CIRF), presenterà i dati più recenti sulla qualità delle acque del Tagliamento e porterà alcuni esempi di riqualificazione fluviale utili a migliorare gli indicatori ambientali.

Il fiume Tagliamento rappresenta il maggiore corridoio ecologico del Friuli Venezia Giulia: Fulvio Genero, direttore scientifico della Riserva di Cornino, spiegherà l'importanza di questo spazio naturale per l'avifauna, con un approfondimento sulla presenza dei grifoni.

Infine Pierpaolo Zanchetta, del Servizio Biodiversità della Regione FVG, passerà in rassegna, attraverso le aree protette presenti, le peculiarità naturalistiche del fiume.

Il contributo di Legambiente FVG al dibattito sul Tagliamento ruota attorno a tre concetti chiave: riqualificazione fluviale, sicurezza delle persone, promozione della cultura scientifica e di comunità. È un approccio che considera l’intera asta, comprende azioni a livello di alveo, sistema fluviale e bacino. Considera la crescita dell’incertezza determinata dalla crisi climatica e dalla necessità di azioni innovative che si sviluppano anche in nuove forme di partecipazione ai processi decisionali, come il contratto di fiume.

È questa la premessa da cui è partita l’associazione per stilare il manifesto con 15 punti che riguardano la gestione integrata dell’ecosistema fluviale, la riduzione dei rischi, la valorizzazione delle risorse sul piano scientifico culturale e turistico.

Per esporre questi punti, l’associazione ha organizzato 5 webinar: 2 si sono tenuti a dicembre 2020, gli altri 3 si svolgeranno da qui a marzo, per concludere il ciclo in occasione della giornata mondiale dell’acqua, il 22 marzo.

Il manifesto completo è disponibile a questo link.

Allegato: volantino

Tutela del verde: Legambiente chiede un incontro col Comune

Tutela del verde: Legambiente chiede un incontro col Comune

Legambiente Gorizia da dieci anni chiede, un Regolamento e un Piano del verde urbano all’Amministrazione comunale di Gorizia. Una questione urgente, come è stato dimostrato dalla vicenda dei gelsi in zona Montesanto, che ha visto sollevare una notevole preoccupazione da parte delle cittadine e dei cittadini goriziani, anche a mezzo social. Per noi sarebbe infatti importante che il Comune approfondisse al meglio la situazione del verde nella nostra città, agendo con tempestività ove la situazione potrebbe rilevarsi critica per alcune specie, ad esempio i gelsi in questione o la recente capitozzatura avvenuta a danno di un albero d'alto fusto in via del Seminario su proprietà privata, tutelandole al meglio per fare sì che si presti adeguata attenzione al verde, sia pubblico sia privato.

E proprio il Piano del verde urbano è considerato importante dal recente decreto del Ministero dell’Ambiente, inteso come strumento strategico integrativo della pianificazione urbanistica generale, stabilendo, in base alle priorità determinate dalle esigenze del territorio, gli obiettivi previsti in termini di miglioramento dei servizi ecosistemici, gli interventi di sviluppo e valorizzazione del verde urbano e periurbano a lungo termine, le risorse economiche da impegnare e le modalità di monitoraggio degli obiettivi raggiunti previsti dal Piano stesso, nonché il coinvolgimento delle comunità locali. A questo proposito chiediamo urgentemente, come associazione impegnata nella tutela del territorio un primo incontro con l’Amministrazione comunale per capire, approfondire ed eventualmente poter suggerire in merito alla situazione dei gelsi in zona Montesanto, che devono essere salvaguardati dai lavori di cantiere avviati in via Brigata Etna.

Riteniamo inoltre che le importanti competenze del Servizio verde pubblico vadano rafforzate e coinvolte formalmente in tutte le progettazioni di opere pubbliche che prevedono l’uso di vegetali al fine di evitare problemi futuri. Ad esempio nella recente riqualificazione di piazza del Duomo sono state messe a dimora specie inidonee quali la betulla (altamente allergenica, di scarsa adattabilità agli ambienti urbani e dotata di una chioma rarefatta, quindi non adatta per fare ombra) e sono stati posizionati due lecci nell’immediata vicinanza di due lampioni; le due piante quindi dovranno essere ripetutamente potate al fine di contenere la crescita della chioma, perdendo la piena potenzialità della loro bellezza e senza poter far ombra ai visitatori e agli avventori della piazza.

Non buttare via ciò che si è piantato con fatica  e (spesso) con successo!

Non buttare via ciò che si è piantato con fatica e (spesso) con successo!

IL CONTESTO

Dal 1989, con Regolamenti vari (Reg.to 797/1985; Reg.to 1609/1989; Reg.to 2080/1992; Reg.to 1257/1999; Reg.to 2328 /1991) l’Unione Europea ha finanziato il rimboschimento delle superfici agricole.

Caratteristica comune di tutte le normative sopra richiamate è stata di imporre un vincolo di conservazione dei nuovi impianti realizzati per un minimo di 20 anni a fronte del quale il proprietario riceveva un congruo contributo per l’impianto, la manutenzione e per il mancato reddito.

Scaduti i 20 anni, questi impianti possono essere eliminati senza nessuna autorizzazione o permesso annullando anni di lavoro, di aspettative e di investimenti pubblici senza nessun ritorno concreto per il proprietario e per la collettività creando, contestualmente, forti emissioni di CO2 in atmosfera non compensate. Si tratta di migliaia di ettari di boschi di neo formazione!

Questi rimboschimenti sono oggi un patrimonio boschivo di ormai oltre venti anni di età che si avvia alla maturità ed al miglior svolgimento delle proprie funzioni: produzione di legno; accumulo di Carbonio; aumento della biodiversità; tutela idrogeologica; miglioramento del paesaggio, ecc.

Anche i terreni impiantati, evolvendo verso suoli di tipo forestale, accumulano Carbonio utile a contrastare i cambiamenti climatici. Infatti non solo nel legno, ma anche nel suolo si accumula molto Carbonio utile per raggiungere gli obiettivi di contrasto ai Cambiamenti Climatici assegnati all’Italia.

Inoltre, numerose sono le cenosi animali che si sono insediate in questi ex coltivi; in esse è possibile trovare mammiferi, uccelli, rettili, insetti che ivi si alimentano, si rifugiano, si riproducono creando, quindi, veri e propri nuovi ecosistemi naturaliformi che vanno tutelati e difesi.

In assenza di tali rimboschimenti, tutta questa biodiversità non esisterebbe più compromettendo irrimediabilmente la già scarsa qualità ecologica delle nostre campagne.

Si tratta, insomma, di veri e propri scrigni di biodiversità nelle spesso povere (da un punto di vista biologico, ecologico e paesaggistico) campagne regionali oltre che sedi di significativo sequestro ed accumulo di Carbonio dall’atmosfera.

In FVG, le superfici interessate da imboschimento negli ultimi 25 anni sono ragguardevoli:

  • In base al Reg. 2080/92 risultano essere stati piantati 2.312 ha di imboschimenti a ciclo lungo e 2.044 ha di pioppeti.
  • In base al Reg.to 1257/99 (PSR 2000-2006), risultano essere stati piantati 185 ha di impianti di arboricoltura da legno, 291 ha di boschi misti, 210 ha di impianti per la produzione di biomassa ed infine 2.241 ha di pioppeti.

Un totale di circa 5.700.000 alberi piantati e un significativo incremento dei boschi in pianura.

In tutta Italia con il Reg.to 2080/92 sono stati realizzati 104.141 ettari di impianti rapido accrescimento (22.730 ha), resinose (3.049 ha) e latifoglie miste (78.362 ha) per oltre 160 milioni di alberi piantati.

 

ASSORBIMENTO DI CARBONIO

Uno degli scopi del Reg.to 2080/92 era contrastare l’effetto serra con l’assorbimento della CO2 da parte degli alberi. Nei documenti nazionali applicativi del Protocollo di Kyoto viene attribuita al Regolamento, una elevata potenzialità nella riduzione del C. In particolare viene attribuita agli impianti realizzati in Italia a partire dal 1990 una capacità di assorbimento totale della CO2 pari a 1 milione di tonnellate per anno, corrispondente all’1% degli impegni complessivi di riduzione nazionale (Colonna e Zanatta op. cit.).

In Friuli Venezia Giulia la capacità di fissazione media annua massima del carbonio negli impianti realizzati con il Reg.to 2080/92 e con il Reg.to 1257/1999 (PSR) è stimata in 2,1 tC ha -1 anno-1.

Ciò significa che gli impianti diversi dai pioppeti (2.998 ha) accumulano 6.296 tC/anno, pari a 125.916 tC in 20 anni.

Aggregando anche il sequestro operato dai pioppeti realizzati con i suddetti strumenti normativi, pari a 4.285 ha a 10 anni di vita si possono stimare altre 89.985 tC accumulate nei fusti.

Complessivamente, nel ventennio di obbligo di manutenzione dei rimboschimenti, calcolando lo sviluppo di 2 turni di pioppeti, avremo che si saranno accumulate 125.916 t/C + 89.985x2 tC, per un totale generale di 305.886 tC (15.294 tC/anno).

A fronte delle emissioni totali di C in atmosfera, in FVG, nel 2015 (2.230.675 t) possiamo dedurre che gli imboschimenti a ciclo lungo e i pioppeti assorbono complessivamente lo 0,69% delle emissioni totali dato che si avvicina all’1% sopra citato.

Tale valore non è poco: se si considera anche il contributo dato all’assorbimento delle emissioni dal sistema forestale regionale nel suo complesso (517.325 tC/anno), si arriva al 23,19% del totale delle emissioni di C in atmosfera.

Questo valore, corrisponde alle emissioni di C fatte da 6.000 auto di media cilindrata che viaggiano per 20.000 km/anno.

 

COSTI SOSTENUTI PER GLI IMPIANTI

La realizzazione di tali imboschimenti ha comportato, in Italia, una spesa pubblica stimabile in 1.395.489.400€, moltiplicando 13.400€/ha (costo medio di contributi per 1 ha) per 104.141 ha realizzati.

In FVG questa spesa è stimabile in 97.592.200€ su un totale di 7.283 ha.

Consentirne o, peggio, favorirne l’espianto sarebbe deplorevole stanti i considerevoli investimenti effettuati, gli elevati costi di espianto e stante la bassissima qualità del legname ricavabile.

 

SERVIZI ECOSISTEMICI

Questi impianti sono oggi importanti soprattutto per la potente funzione di accumulo di Carbonio nei fusti e nel suolo oltre che, fatto non indifferente se teniamo conto della loro localizzazione, degli svariati servizi ecosistemici da essi erogati; tutela idrogeologica, aumento della biodiversità vegetale e faunistica, stabilizzazione climatica, accumulo di Carbonio, miglioramento della qualità paesaggistica e contributo al gradimento turistico-ricreativo.

Gli imboschimenti realizzati tramite il Reg.to 2080/92 sono elementi importanti per la gestione sostenibile delle risorse ambientali e sono un’opportunità di rilancio della produzione legnosa di specie di pregio.

 

LA PROPOSTA DI LEGAMBIENTE ALLA REGIONE

Vista la loro particolare natura e le motivazioni sopra accennate, si ritiene doveroso attivare una misura di accompagnamento nel prossimo Piano di Sviluppo Rurale 2021-2027, rinnovando per altri 20 anni un pagamento ad ettaro per la gestione di questi popolamenti a fronte di specifici impegni del beneficiario a realizzare interventi selvicolturali (sottopiantagioni, sfolli, diradamenti, tagli di produzione, potature), o di creazione di microhabitat (aree cinegetiche, radure, ripari, ecc.), di fruibilità (creazione di percorsi, segnaletica, ecc.), di didattica forestale.

Tale misura, se adottata, creerebbe anche numerosi posti di lavoro oltre a presentarsi come opportunità per accrescimento tecnico professionale, visite di studio, promozione turistica del territorio.

Si tratta di difendere e promuovere un consistente patrimonio boschivo già esistente, di migliorarne i prodotti finali, di integrarlo con determinazione in una nuova azione di miglioramento qualitativo dell’ambiente rurale e di non buttare via centinaia di milioni di euro investiti in cambio, oggi, di un po’ di legname di scarsa qualità.

Questa misura si affiancherebbe bene agli investimenti previsti dal Recovery Plan per la forestazione urbana andando a creare una rete integrata di superfici boscate in aree a basso valore ecologico.

Petizione per salvare il fiume Fella

Petizione per salvare il fiume Fella

-- FIRMA LA PETIZIONE --

Il documento prodotto in occasione della manifestazione che si era tenuta il 5 luglio a Pietratagliata, promossa da diverse associazioni e comitati, contro la costruzione di una centralina sul Fella, in premessa riportava alcuni concetti importanti che richiamiamo

  1. Gli ultimi corsi d’acqua montani ancora liberi vanno salvaguardati. La riduzione della nevosità, l’aumento delle temperature e dell’evapotraspirazione, la riduzione delle precipitazioni estive, unitamente alla sottrazione d’acqua negli alvei, non possono che determinare un progressivo degrado del loro stato ecologico;
  2. Gli incentivi al minidroelettrico alterano significativamente il rapporto tra benefici prodotti e i costi ambientali generati a favore dei primi. Spesso benefici riguardano singoli soggetti e non le comunità e le c.d. compensazioni sociali sono servite a coprire opere con rilevante impatto ambientale e risibile impatto positivo sulle comunità. Miglioramenti si possono attuare solo con l’efficienza degli impianti esistenti o intervenendo su condotte artificiali;
  3. Il Fella ha uno stato ecologico appena sufficiente. Cambiamento climatico e sottrazione d’acqua, magari con impianti a cascata, allontanano l’obiettivo di qualità “buono” posto al 2027. L’acqua in movimento è sì energia, ma è anche vita plurale e servizi ecosistemici, costruzione di paesaggi e di culture, un tempo, coevolutive.

Premessa che rilanciamo con forza.

Ma vediamo cosa succederà nei prossimi giorni:

  • il 13 di gennaio si terrà la prima udienza a Roma al Tribunale superiore delle acque pubbliche, contro il decreto di decadenza dell’autorizzazione unica, ricorrente è la ditta costruttrice;
  • è prevista a breve una conferenza di servizi per l’autorizzazione di una centralina più a valle, sempre sul Fella.

DIAMO UN SEGNALE IMPORTANTE.

FIRMIAMO LA PETIZIONE promossa dal neocostituito comitato locale

FERMIAMO l’assalto agli ultimi fiumi ancora “parzialmente” liberi.

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